Perché i tumori cutanei non devono farci paura, ma non vanno mai sottovalutati

Minnie Luongo, PREVENZIONE TUMORI N. 8/9 agosto/settembre 2012

Quella macchiolina sulla pelle? Questo inestetismo creatosi all’improvviso sulla cute? I più tendono a minimizzare: "Ma che cosa vuoi che sia? Passerà prima o poi…Avrò sfregato contro qualcosa, e poi – si sa – con l’età i nei tendono a diventare più numerosi…". 


Senza per forza dover drammatizzare, è opportuno invece non prendere sottogamba manifestazioni di questo tipo. Per sapere come comportarsi in tali casi, sentiamo il parere di due specialisti: il dottor Raffaele Sacco, dirigente di I livello, Unità Operativa di Chirurgia Maxillo-Facciale Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, e il professor Aldo Bruno Giannì, responsabile Unità Operativa di Chirurgia Maxillo-Facciale Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico Milano, nonché professore Ordinario di Chirurgia Maxillo-Facciale Università di Milano.

I tumori cutanei
«Spesso sottovalutati, al contrario questi tumori sono i più frequenti riscontrati nella popolazione bianca – sottolinea il dottor Raffaele Sacco -. Possono comparire in ogni parte del corpo, anche se le sedi maggiormente coinvolte sono rappresentate dalle zone di fotoesposizione, pertanto: volto (nell’80% circa), collo e cuoio capelluto dove, oltre ad essere pericolosi, possono anche compromettere l’aspetto estetico e fisiognomico. Quindi, possiamo evidenziare che una grande percentuale dei tumori maligni diagnosticati sono proprio tumori cutanei e, contemporaneamente, c’è da registrare un preoccupante aumento di questo tipo di cancro». L’esperto riconduce l’aumento del rischio di sviluppare tali neoplasie a specifici fattori.

Ecco i principali:

  • fattori genetici: come la carnagione chiara ed occhi chiari, che presentano un rischio maggiore se esiste una familiarità per tumori cutanei;
  • stili di vita particolari: utilizzo esagerato di solarium, lavori che comportino una prolungata esposizione al sole, soggiorni prolungati e ripetuti in zone con forte irraggiamento solare.
    A questo proposito specifica Sacco: «Ad esempio, molti studi hanno confermato che la maggior causa ambientale per l’insorgenza del melanoma sia la prolungata e non protetta esposizione a radiazioni solari ultraviolette di tipo UVB. Ed è recente (2/2012) la notizia che Australia e Brasile hanno messo al bando l'uso di lettini abbronzanti a partire dal 2014. Inoltre, il rischio è legato alla quantità totale di ore passate al sole (spesso la maggior parte di questa esposizione è avvenuta nell'infanzia e nella prima giovinezza, mentre per lo sviluppo di un tumore passano decine di anni)».
  • la diminuzione delle capacità difensive del nostro sistema immunitario aumentano in maniera significativa la possibilità di sviluppare un tumore maligno nei casi di immunosoppressione farmacologiche (terapie antirigetto per il trapianto, oppure per malattie autoimmuni), AIDS, cirrosi e molte altre malattie;
  • durata della vita: il progressivo allungamento della vita media, necessariamente, porta ad un progressivo aumento dei casi di tumori della pelle.

Diagnosi e trattamenti chirurgici
«I tumori della pelle sono ben visibili, e pertanto una diagnosi precoce è, almeno in linea di massima, quasi sempre abbastanza facile, il che permette di intervenire rapidi e, di conseguenza, di ottenere un’elevata probabilità di guarigione – premette il professor Aldo Bruno Giannì. Il paziente stesso può autoesaminarsi e valutare i propri nevi con la cosiddetta regola dell’ABCD: A come asimmetria; B come bordi; C come colore; D come diametro» (vedi BOX). Continua Giannì: «Il più comune tra i tumori cutanei è il carcinoma baso-cellulare, ma è anche il meno pericoloso ed aggressivo. La rimozione chirurgica porta alla risoluzione completa della malattia senza necessità di alcuna terapia complementare. Il secondo tumore cutaneo in ordine di frequenza è il carcinoma squamo-cellulare, che si presenta spesso sul volto ed in particolare sul labbro, ha un’aggressività maggiore rispetto al carcinoma baso-cellulare, si espande molto più rapidamente nei tessuti e può dare metastasi a distanza, e diventa pericoloso se non trattato tempestivamente. Il terzo tumore cutaneo è il melanoma. Purtroppo la sua incidenza epidemiologica è in crescente aumento ed è certamente il più pericoloso tra i tumori cutanei. Una volta che si diffonde, la prognosi è infausta, ma con una diagnosi precoce e un trattamento adeguato, il tasso di guarigione per il melanoma è può arrivare al 95%». Per quanto riguarda la chirurgia dei tumori cutanei della regione del volto, «la chirurgia maxillo-facciale permette di utilizzare tecniche chirurgiche demolitive che assicurano la massima radicalità oncologica, associata a moderne tecniche di chirurgia plastica ricostruttiva che consentono di ottenere degli ottimi risultati estetici – aggiunge il dottor Raffaele Sacco-. Generalmente la stragrande maggioranza degli interventi possono essere eseguiti in anestesia locale, con o senza l’associazione di una sedazione endovenosa o orale (eliminando qualsiasi sensazione di dolore ai pazienti). Il ricorso all'anestesia generale solitamente è giustificato nel trattamento di lesioni estese, in pazienti poco collaboranti o qualora si rendano necessarie procedure diagnostico-terapeutiche supplementari complesse». Non sempre, tuttavia, l'aspetto clinico della neoformazione consente al medico di distinguere le neoformazioni benigne da quelle maligne e, a volte, solo il successivo e obbligatorio esame istologico permette di formulare una diagnosi precisa. Nel caso venga dimostrato un comportamento biologico di malignità potrebbero essere necessari ulteriori trattamenti medico-chirurgici da concordare con il chirurgo.

Quale tecnica chirurgica?
La parola al professor Giannì: «Non è possibile individuare un unico tipo di intervento chirurgico per l'asportazione delle neoformazioni cutanee e sottocutanee. La tecnica impiegata, infatti, dovrà essere individualizzata in relazione alle caratteristiche del paziente e della neoformazione. L'intervento prevede la completa asportazione della lesione, includendo la neoformazione e dei buoni margini che devono comprendere un’area di cute sufficientemente ampia intorno alla lesione: estendendosi più o meno in profondità, a seconda del potenziale di invasività dei piani profondi contigui. In maniera tale da assicurare la completa rimozione del tumore, seguita dalla sutura "estetica" del difetto creato. In alcuni casi non è possibile riparare il difetto per semplice avvicinamento dei margini della ferita, e può allora essere necessario utilizzare i tessuti vicini all'asportazione ("lembo di vicinanza") che viene mobilizzata con tecniche particolari, al fine di consentire una chiusura della zona donatrice con la minore tensione possibile». «Laddove le perdite di sostanza siano molto estese, potranno essere necessari lembi loco regionali, ovvero allestiti e sollevati da sedi corporee non strettamente adiacenti all’area da riparare, ma che, anzi, possono essere scolpiti in altre unità estetiche del volto. La cute frontale, ad esempio, rappresenta una fonte di eccellente qualità per la ricostruzione di ampie perdite di sostanza del naso. Qualora sia da ricostruire anche un’eventuale impalcatura ossea o cartilaginea potranno rendersi necessari prelievi ossei o di cartilagine da altre regioni corporee. Nei casi di ampie perdite di sostanza cutanee si possono utilizzare, in alternativa, innesti liberi di cute prelevata da una sede distante ed appositamente scelta tra zone naturalmente fornite di cute eccedente (regione retroauricolare, sopraclaveare, interno del braccio, regione inguinale, cuoio capelluto, gluteo, coscia, ecc.) e con caratteristiche cromatiche e di tessitura simile alla cute asportata». Dopo la chiacchierata con i nostri due specialisti, siamo in grado di concludere che i tumori maligni cutanei hanno uno sviluppo relativamente lento e sono in buona parte curabili, sempre a condizione che vengano diagnosticati precocemente e quindi trattati tempestivamente. Ancora una volta, insomma, dobbiamo sottolineare che la diagnosi precoce è risulta essere sempre di fondamentale importanza.

Metodi alternativi e complementari
«Le Tecniche alternative – conclude Giannì – sono rappresentate da tecniche distruttive quali: l'asportazione mediante vaporizzazione con tecnica laser, l'elettrocoagulazione, la crioterapia, il courettage. Tali tecniche provocano la distruzione della neoformazione seguita da una guarigione spontanea. L'azione distruttiva non consente l'esame istologico, trova indicazione nelle lesioni piccole e/o superficiali e nei pazienti non candidabili alla chirurgia. Nei pazienti con lesioni neoplastiche cutanee, metodiche alternative all'intervento chirurgico consistono nella radioterapia (che, però, comporta alti costi, requisiti logistici, durata prolungata del trattamento ed è gravata da un significativo numero di complicanze) e nella chemioterapia topica (caratterizzata da una lunga durata, da una significativa morbidità e da una bassa percentuale di cura)».

La somministrazione di farmaci antitumorali può essere effettuata:

  • come terapia adiuvante, per cercare di ridurre il rischio che il tumore cutaneo si ripresenti a distanza di tempo, dopo essere stato asportato;
  • come terapia di contenimento, quando il tumore cutaneo si è diffuso dando metastasi, con lo scopo di impedirne l’ulteriore diffusione e controllare i sintomi.

Infine, ci sono l’interferone e l’interleukina. Alcuni ricercatori – rispondono i nostri due esperti – ritengono che la somministrazione di questi farmaci speciali come terapia precauzionale potenzi le difese del paziente, facilitando la distruzione delle cellule tumorali eventualmente rimaste dopo l’asportazione.

Decorso post-operatorio
Il dolore dopo questo tipo d’intervento, se presente, è generalmente modesto e di norma è controllabile con i comuni analgesici. La comparsa di ecchimosi (lividi) può verificarsi in genere nell'area vicina a quella di intervento e deve essere considerata normale, mentre l'insorgenza di veri e propri ematomi è molto più rara e si verifica soprattutto in persone ipertese. Eventuali punti di sutura esterni vengono rimossi dopo pochi giorni, e a guarigione avvenuta potranno essere prescritti trattamenti topici per ottenere una migliore guarigione della cicatrice. «Per ciò che concerne le precauzioni durante la convalescenza – raccomanda il professor Giannì – è importante evitare l'esposizione diretta al sole o a lampade abbronzanti per almeno sei mesi dopo l'intervento; comunque, in questo periodo, l'esposizione al sole può essere consentita con creme a protezione elevata. È bene ricordare che le radiazioni ultraviolette possono irritare le cicatrici recenti e indurne un intenso gonfiore ed arrossamento, che potranno regredire solo dopo molti mesi, pregiudicando il risultato estetico finale. Il sole intenso potrebbe, inoltre, provocare delle pigmentazioni permanenti sulla cute operata».

Indirizzi utili
FONDAZIONE IRCCS CA’ GRANDA OSPEDALE MAGGIORE POLICLINICO MILANO
Via Francesco Sforza, 35 20122 Milano
Segreteria: Tel 02.5503.2745 – Fax 02.5503.2558

La regola dell’A, B, C, D

  • A (asimmetria): le due metà del nevo non sono perfettamente sovrapponibili);
  • B (bordi): i margini del nevo non sono lineari ma irregolari);
  • C (colore): nel nevo ci sono aree di colore diverso);
  • D (diametro): il nevo raggiunge dimensioni maggiori di 5-6 millimetri.

In presenza di due o più di queste caratteristiche è necessario rivolgersi subito ad uno specialista (dermatologo, chirurgo maxillo-facciale, chirurgo plastico). Attraverso una semplice visita medica è possibile diagnosticare circa il 50% delle lesioni maligne e, con l’uso di opportune tecniche non invasive (microscopia ad epiluminescenza), aumentare l’accuratezza diagnostica all’80% dei casi.

Risultati
I risultati sono generalmente buoni, sia da un punto di vista prognostico, sia estetico. «Come ogni atto chirurgico ci saranno delle cicatrici che in genere risulteranno, a distanza di alcuni mesi dall'intervento, poco appariscenti, specie se è possibile farla coincidere con le pieghe naturali del corpo – assicura Sacco -. Talora, soprattutto in sedi particolari, sottoposte a tensione e a movimenti continui, le cicatrici possono allargarsi e risultare di qualità scadente (cicatrici diastasate), pur in presenza di una corretta tecnica di sutura. Alcuni pazienti, inoltre, a causa di un'alterata reattività cutanea, possono sviluppare cicatrici arrossate, rilevate, eventualmente fastidiose e dolenti (cicatrici ipertrofiche o cheloidee) o, al contrario, cicatrici "allargate", depresse, di colore normale (cicatrici ipotrofiche). Si tratta di un'evenienza non prevedibile, seppure di raro riscontro». Cicatrici inestetiche e di cattiva qualità possono, comunque, essere corrette con trattamento medico o con un intervento dopo un congruo periodo di tempo (6-12 mesi dall'intervento), durante il quale, se ritenuto opportuno potrà essere prescritto un trattamento topico o farmacologico.

 
 
 
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